Bollettino Parrocchiale di Rivarolo

COMPAGNIA DI SAN GIACOMO

FESTA PATRONALE DI SAN GIACOMO APOSTOLO 2017

MARTEDI’ 25 LUGLIO
– ORE 11.00: Santa Messa Solenne

DOMENICA 30 LUGLIO – ORE 10.30: Santa Messa Solenne
Segue processione: Via Trieste, Corso Italia, Corso Indipendenza (controviale), Via Ivrea, Via Trieste.

– ORE 13.00: PRANZO presso la TRATTORIA MEZZALUNA (via San Francesco d’Assisi 55/57). Prenotazioni entro mercoledì 26/7 presso la Parrocchia di San Giacomo oppure Cartolibreria VOTA.
Costo del pranzo 25 euro

LUNEDI’ 31 LUGLIO
– ORE 9.00: Santa Messa in suffragio dei defunti della Compagnia

RIUNIONI DEL DIRETTIVO
Il Direttivo della Compagnia di San Giacomo, riunitosi il 30 Dicembre 2016, comunica che la somma di 970 euro, raccolta in occasione della Festa Patronale di S.Giacomo, è stata destinata come offerta alla Parrocchia per il restauro della tela raffigurante la Madonna e San Giacomo, collocata nella navata di sinistra della chiesa parrocchiale, che ora si ripresenta in tutto il suo splendore originario, arricchita dalla cornice che ha recuperato i voli di angeli. In data 18 febbraio si è tenuta la cena fraterna organizzata dalla Compagnia, le cui offerte sono state pari a 800 euro e che saranno destinate al restauro ed alla ricollocazione della statua di San Giacomo con il recupero e la collocazione della tela della Madonna del Carmine nella parete di fronte alla tela di San Giacomo. Un ringraziamento particolare ai Priori in carica, ai Soci, ai Simpatizzanti e a tutti coloro che materialmente hanno contribuito per l’organizzazione e lo svolgimento della cena fraterna.

 

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La Compagnia di San Giacomo comunica che: SABATO 18 FEBBRAIO

Alle ore 20.00 in Oratorio San Michele si terrà la CENA FRATERNA ORGANIZZATA DALLA COMPAGNIA DI SAN GIACOMO. Le offerte raccolte saranno destinate per il restauro e la ricollocazione della statua di San Giacomo. Prenotazioni presso la Parrocchia di San Giacomo

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ANNO 2016

IN OCCASIONE DELLA CHIUSURA DELL’ANNO SANTO DOMENICA 13 NOVEMBRE VERRA’ INAUGURATO IL RESTAURO DELLA TELA DI SAN GIACOMO

Ore 17.30 San Giacomo: Vespri Solenni, segue alle ore 18.00 S.Messa solenne di ringraziamento nella chiusura dell’Anno Santo e inaugurazione del restauro della Tela di San Giacomo Apostolo 

LA COMPAGNIA DI SAN GIACOMO AVVIA  IL RESTAURO DELLA

TELA RAFFIGURANTE IL PATRONO SAN GIACOMO CON LA CITTA’ DI RIVAROLO.

    STORIA DELLA TELA DI SAN GIACOMO

“J. A. Druet(tus) dux equestris D(omini) Iacobi iconem capitali fundo pro 2 anniversar(iis) et pro 24 missis privat(is) quot annis et in perpet(uo) celebrandis huic parochialis donavit ex instrumento 17 Juliij 1778 pro monimento posito hoc lapide”.

Questa lapide, murata sulla parete della sacristia, ci dice che, con apposito strumento notarile, il 17 luglio 1778 il cavalier Druetto donò alla nostra chiesa parrocchiale un quadro di San Giacomo, costituendo un legato per la celebrazione in perpetuo di due messe anniversarie e di 24 messe private ogni anno, naturalmente a suffragio della propria anima.      Non fidandosi evidentemente della memoria del pievano e dei suoi eredi e neanche della fragilità dello strumento cartaceo, volle che la memoria del dono e l’impegno ad esso collegato fossero scolpiti nel marmo a futura memoria.

Oltre due secoli dopo non sappiamo più nulla di questo dux equestris, anche l’archivio parrocchiale non fornisce dati e documenti, né sul dono né sul donatore.    Sfogliando i libri parrocchiali della seconda metà del ‘700 troviamo nominata più volte la famiglia Druetto, o forse sarebbe meglio parlare di famiglie in quanto sembra che si possano individuare almeno due gruppi: infatti alcuni di loro hanno diritto di sepoltura nella chiesa parrocchiale mentre altri sono sepolti in San Francesco.     Tra quelli sepolti in San Giacomo troviamo una bambina nata il 18 ottobre 1781, battezzata e deceduta nello stesso giorno, figlia  di Giuseppe Antonio Druetto di Oglianico, poi una Margherita, morta a 30 anni circa, il 19 marzo 1783, figlia del fu Giacomo Druetto, del quale peraltro non si ha l’atto di morte.     Di Giacomo Druetto il 7 aprile 1786 muore la vedova Caterina, all’età di circa sessant’anni; infine troviamo ancora un Giuseppe Druetto deceduto, trentacinquenne, il 17 gennaio del 1788 e un “cittadino” Gio. Francesco Druetto morto l’8 germinale (28 marzo) 1799 all’età di cinquant’anni.

Di tutti questi chi fu il donatore del quadro?  Le iniziali del nome sulla lapide porterebbero a individuare quel Giuseppe Antonio (Joseph in latino), padre della sfortunata bambina morta nel 1781, il fatto è che poi non ci sono altri Druetto con questo nome.    Alcuni riscontri porterebbe a pensare che questo Giuseppe Antonio sia da identificarsi con quel Giuseppe, deceduto nel 1788, fratello di Margherita e di Gio. Francesco, figli di Giacomo e Caterina Druetto, nessuno di loro però porta davanti al nome un titolo di cavaliere, come succede invece per altri personaggi scritti sugli stessi libri.

Rimane pertanto sconosciuta l’identità del donatore, il tempo ha anche avuto ragione del suo legato per cui le messe a suffragio della sua anima da moltissimo tempo non sono più celebrate: confidiamo che la sua generosità verso la parrocchia, la devozione per il nostro santo patrono e, soprattutto, la misericordia di Dio gli abbiano comunque fatto guadagnare il Paradiso.

L’icona che così generosamente ha donato alla chiesa parrocchiale è il grande quadro ovale appeso sulla parete della navata sinistra.     Druetto lo donò come icona absidale e in effetti il grande quadro, per circa due secoli, fu appeso alla parete dell’abside, dietro l’altare maggiore.       Nel 19     don Capirone sostituì il tronetto dell’altare maggiore con il grande crocifisso in legno scolpito che mise in ombra il quadro di San Giacomo.   Per questo motivo, con i restauri del 1971, il quadro fu spostato nella navata sinistra, al posto del soppresso altare del Sacro Cuore.

Non conosciamo il pittore a cui Druetto affidò l’incarico di dipingere il quadro, non pensiamo sia da annoverare tra i “big” della sua arte, possedeva comunque una buona tecnica e, anche se la tela non ha un grande valore e necessita di restauri, è tuttavia gradevole e di facile lettura.

L’immagine raffigurata si rifà alla iconografia tipicamente spagnola della Vergine che appare a san Giacomo e quindi ci riporta alla tradizione della presenza di san Giacomo in Spagna come primo evangelizzatore di quelle terre.     Secondo questa tradizione, l’apostolo Giacomo, dopo la Pentecoste, si mise in viaggio per predicare la Buona Novella “fino ai confini della terra” secondo il mandato ricevuto da Gesù e giunse nella penisola iberica, allora l’ultimo lembo di terra conosciuto verso occidente.   Predicò il vangelo in tutta la Spagna e in particolare in Galizia; rientrato poi a Gerusalemme, fu martirizzato nel 44 d.C. da Erode Agrippa.    Il corpo dell’apostolo sarebbe poi stato riportato in Spagna, nella Galizia e sul luogo della sua sepoltura è sorto il grande santuario di Santiago de Compostela:

La predicazione di san Giacomo in Spagna non fu molto fruttuosa e l’apostolo, scoraggiato, pensava di rientrare anzitempo a Gerusalemme quando, nei pressi di Caesaraugustea, l’odierna Saragozza, il 2 gennaio del 40 d.C. gli apparve la Madonna su una colonna (in spagnolo pilar) che lo consolò esortandolo a non preoccuparsi per i risultati apparentemente minimi della sua predicazione e chiedendogli di edificare in quel luogo una cappella in suo onore, gli promise inoltre che il “Pilar” sarebbe rimasto in quel luogo fino alla fine dei tempi e mai a Saragozza sarebbero mancati gli adoratori di Cristo.   San Giacomo rimase in Spagna e intorno alla colonna su cui le era apparsa la Vergine costruì una chiesetta, che sarebbe pertanto la prima chiesa della cristianità dedicata a Maria, nei secoli successivi la chiesetta fu inglobata nella grande basilica che vediamo oggi.  Al suo interno, rivestiti in argento, ci sono i resti della primitiva cappella e il “Pilar”.      Ancora oggi la basilica della Madonna del Pilar a Saragozza è il più importante santuario mariano di Spagna.

Il nostro quadro raffigura fedelmente questa tradizione: vediamo infatti la Madonna con il Bambino in braccio che, tra nuvole e voli di angioletti, su alcune colonnine, appare a san Giacomo, inginocchiato e vestito del classico mantello da pellegrino sul quale spicca la conchiglia divenuta simbolo del santuario di Compostela; ai piedi del santo un angelo regge il bastone da pellegrino e un altro un libro aperto.    Tra l’altro lo stesso soggetto fu poi ripreso dal pittore Giovanni Silvestro in uno dei pannelli della cupola, una raffigurazione decisamente meno felice di quella del quadro.   Druetto volle che il quadro fosse “personalizzato”, infatti sulla sinistra di chi guarda si vede un tratto di pianura attraversata da un corso d’acqua, l’Orco, che lambisce una scarpata su cui sorge Rivarolo.   Da sinistra verso destra si vedono le torri del castello Malgrà, la strada che serpeggia verso il guado del torrente, le mura del borgo con la mole del Castellazzo, le chiese, i palazzi e i campanili (particolarmente evidente la nostra torre campanaria che svetta sulle case), sullo sfondo il profilo delle montagne canavesane.        San Giacomo con la mano destra indica a Maria il borgo di Rivarolo e allora ci piace pensare che il cavalier Druetto, più che ricordare l’apparizione del Pilar, abbia voluto come soggetto del quadro, San Giacomo che intercede presso la Vergine a favore della nostra città, secondo l’antica tradizione rivarolese che da sempre invoca San Giacomo “adiutor et protector noster”.

RP

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Il Direttivo della Compagnia di San Giacomo, riunitosi il 4 Gennaio 2016 comunica che la somma di 790 euro, raccolta in occasione della Festa Patronale di S.Giacomo 2015, è stata destinata come offerta alla Parrocchia per il prossimo restauro della tela raffigurante la Madonna e San Giacomo collocata nella navata di sinistra della chiesa parrocchiale. In data 20 febbraio si è tenuta la cena fraterna organizzata dalla Compagnia per dare ancora il proprio contributo per il restauro della tela. In tale occasione le offerte sono state pari a 1.575 euro. Un ringraziamento particolare ai Priori in carica, ai Soci, ai Simpatizzanti e a tutti coloro che materialmente hanno contribuito per l’organizzazione e lo svolgimento della cena fraterna.

 

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