Bollettino Parrocchiale di Rivarolo

CATECHESI BIBLICA

  

LA SACRA SCRITTURA:

RIVELAZIONE E INTERPRETAZIONE DELLA BIBBIA 

  Continuano in questo Anno della Fede i nostri incontri mensili di lettura delle Costituzioni del Concilio Vaticano II. Venerdì 15 Febbraio don Davide Smiderle ci ha guidato nella lettura della Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum. L’attenzione è stata posta in particolare sul significato della Parola di Dio e sul suo rapporto con la Tradizione e la Chiesa. Il Proemio alla Dei Verbum sottolinea la continuità del Magistero dei Padri Conciliari con l’insegnamento della Chiesa di sempre: “Seguendo le orme dei Concilii Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina rivelazione e la sua trasmissione, affinchè per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami”. La Chiesa tutta è quindi chiamata ad ascoltare la voce del suo Signore e ad annunziare le sue mirabili gesta. La Divina Rivelazione, preparata nell’Antico Testamento, è portata a compimento dal Cristo e “a Dio che si rivela è dovuta l’obbedienza della fede” (n° 5), (Cfr. 1° Cap.).

   Di particolare importanza è il secondo capitolo: La trasmissione della Divina Rivelazione. “Cristo Signore ordinò agli Apostoli che il Vangelo fosse predicato a tutti. Ciò venne fedelmente eseguito, tanto dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalle labbra, dalle opere di Cristo e dal loro vivere insieme con Lui, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo, quanto da quegli Apostoli e da uomini della loro cerchia, i quali, per ispirazione dello Spirito Santo, misero per  iscritto l’annunzio della salvezza. Gli Apostoli poi, affinchè il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i Vescovi ad essi affidando il loro proprio magistero” (n° 7). Questo passaggio è fondamentale sia per comprendere l’origine della Sacra Scrittura, in questo caso del Nuovo Testamento, sia per comprendere il rapporto vitale e inscindibile fra Scrittura, Tradizione e Magistero della Chiesa.

   Dal secondo capitolo si apre il passaggio ai capitoli succesivi: L’ispirazione e l’interpretazione della Sacra Scrittura. Da un punto di vista cronologico via è prima la Chiesa e poi la Scrittura: “La Chiesa ha sempre e in ogni luogo ritenuto e ritiene che i quattro Vangeli sono di origine apostolica. Infatti, ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono, in seguito, per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti che sono il fondamento della fede, cioè l’Evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni” (n° 18). La Bibbia nasce dunque dal grembo della Chiesa e da questa è trasmessa fedelmente così come l’ha ricevuta. Inoltre la Dei Verbum insegna che: “Il modo di interpretare la Scrittura è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio” (n° 12). Proprio perché, per divina ispirazione, da lei è generata, l’unica che può autorevolmente interpretare la Bibbia è solo la Chiesa, con la Tradizione ed il suo vivente Magistero. Intendiamo qui per Tradizione ciò che la Chiesa ha ricevuto dagli Apostoli e dai loro successori e per Magistero ciò che la Chiesa da sempre ha insegnato e in cui si riconosce.

   La vita della Chiesa diventa il “luogo originario dell’interpretazione della Scrittura” (Cfr. Verbum Domini n° 29). In questa riflessione ci aiuta quanto scrive San Luca nel prologo al suo Vangelo: “Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc 1,1-4). San Luca ricorda che già altri hanno scritto sul Signore Gesù, conosceva quindi gli altri testi del N.T., e vuole anche lui dare il suo contributo. Egli non era un Apostolo eppure si ritiene in grado di scrivere un Vangelo. Perché può fare questo? Egli lo può fare in quanto attinge alla Tradizione orale vivente, ovvero gli Apostoli e quanti hanno conosciuto il Signore e sono diventati servitori della Parola. San Luca, come gli altri evangelisti, mette pertanto per iscritta questa Tradizione e la Chiesa delle origini, riconoscendosi in questo testo scritto ne certifica di fatto l’ispirazione divina: da una trasmissione orale si passa al testo scritto. In questo modo noi vediamo come nasca il Canone delle Scritture, ossia l’elenco dei libri riconosciuti ispirati dalla Chiesa.  Da questo ragionamento risulta evidente come solo la Chiesa sia interprete autorevole della Scrittura in quanto da lei, per divina ispirazione, è stata generata e a lei la Chiesa si sottomette.

   Il sesto capitolo della Dei Verbum ci insegna che un luogo privilegiato dove la Chiesa venera la Sacra Scrittura e dove essa stessa viene interpretata è la liturgia: “La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli”(n° 21). Il Santo Padre Benedetto XVI nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Verbum Domini sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa esplicita chiaramente il rapporto Bibbia-Liturgia: “Considerando la Chiesa come «casa della Parola», si deve innanzitutto porre attenzione alla sacra liturgia. È questo infatti l’ambito privilegiato in cui Dio parla a noi nel presente della nostra vita, parla oggi al suo popolo, che ascolta e risponde. Ogni azione liturgica è per natura sua intrisa di sacra Scrittura. Come afferma la Costituzione Sacrosanctum Concilium, «nella celebrazione liturgica la sacra Scrittura ha una importanza estrema. Da essa infatti si attingono le letture che vengono poi spiegate nell’omelia e i salmi che si cantano; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preghiere, le orazioni e i carmi liturgici; da essa infine prendono significato le azioni e i simboli liturgici». Più ancora, si deve dire che Cristo stesso «è presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura»…Pertanto, occorre comprendere e vivere il valore essenziale dell’azione liturgica per la comprensione della Parola di Dio. In un certo senso, l’ermeneutica della fede riguardo alla sacra Scrittura deve sempre avere come punto di riferimento la liturgia, dove la Parola di Dio è celebrata come parola attuale e vivente: «La Chiesa segue fedelmente nella liturgia quel modo di leggere e di interpretare le sacre Scritture, a cui ricorse Cristo stesso, che a partire dall’‘oggi’ del suo evento esorta a scrutare tutte le Scritture»…Qui appare anche la sapiente pedagogia della Chiesa che proclama e ascolta la sacra Scrittura seguendo il ritmo dell’anno liturgico. Esorto quindi i Pastori della Chiesa e gli operatori pastorali a fare in modo che tutti i fedeli siano educati a gustare il senso profondo della Parola di Dio che si dispiega nella liturgia durante l’anno, mostrando i misteri fondamentali della nostra fede. Da ciò dipende anche il giusto approccio alla sacra Scrittura” (Verbum Domini n° 52).

   Un’ultima riflessione è opportuna. Insegna la Dei Verbum al numero 25: “Il santo Concilio esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere « la sublime scienza di Gesù Cristo » (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. «L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo ». Si accostino essi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l’uomo; poiché «quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini». E’ necessario distinguere fra interpretazione della Sacra Scrittura, che compete alla Chiesa, e condivisione della Parola di Dio. Quest’ultima è la lettura della Parola di Dio fatta dal battezzato il quale, nutrito dall’insegnamento della Chiesa e sostenuto dalla preghiera, legge la Sacra Scrittura e condivide con i fratelli quanto in quel momento quella Parola suscita in lui. Questo nella Chiesa è sempre avvenuto e ancora oggi avviene, rimanendo però fermo l’insegnamento di San Paolo: “Tutto si faccia per l’edificazione” (1Cor 14,26), ovvero per l’edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa.

d.R.

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