Bollettino Parrocchiale di Rivarolo

SEPOLTURA E CREMAZIONE

IL SIGNIFICATO CRISTIANO DELLA SEPOLTURA

ED IL VALORE POSITIVO DEI CIMITERI

(alcune precisazioni sulla cremazione)

Con il rito delle esequie la Santa Madre Chiesa ha sempre inteso non solo raccomandare i defunti a Dio, ma anche rinvigorire la speranza dei suoi figli e testimoniare la sua fede che i battezzati risorgeranno con Cristo a vita nuova“. Queste parole, tratte dal Rito delle Esequie, ci introducono ad una riflessione sul significato cristiano della morte e sulle motivazioni per cui la Chiesa, da sempre, manifesta la sua preferenza per la sepoltura dei corpi.

La risurrezione di Gesù Cristo è il nucleo e il centro della nostra fede. Come insegna l’Apostolo Paolo “Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede“(1Cor 15,14). Illuminati dal Mistero della Pasqua del Signore siamo chiamati ad affrontare la morte non solo come una scomparsa e una perdita, ma come un passaggio, un vero e proprio esodo da questo mondo al Padre, nell’attesa dell’ultimo giorno in cui tutti i morti risorgeranno (Cfr. 1Cor 15,52).

Per i nostri morti noi offriamo la preghiera più potente che abbiamo: il sacrificio eucaristico, la S.Messa. E’ Cristo stesso che prega il Padre per l’anima del defunto e poiché tutti i fedeli sono uniti in Cristo, tutti ne traggono consolazione. La Sacra Scrittura ci invita alla speranza: Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne“. (2Cor 4,16-18). Anche la morte è parte di questo rinnovamento interiore attraverso il quale camminiamo verso la vita vera, eterna. La morte diventa così il passaggio, l’unico possibile, verso quella beatitudine per cui siamo stati creati e redenti dal Signore e verso la quale tutto il nostro essere tende. Infatti nel prefazio dei defunti così preghiamo: “Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo“.

La Chiesa ci invita a pregare perché il defunto “possa attraversare senza timore le porte della morte e trovi riposo nelle dimore dei beati e nella luce santa, che un tempo hai promesso ad Abramo e alla sua discendenza. La sua anima non subisca patimenti, ma, quando giungerà il grande giorno della risurrezione e del giudizio, degnati, Signore, di risuscitarlo insieme ai Santi e agli eletti; rimetti a lui ogni peccato e donagli di conseguire la vita immortale“. Dopo la morte l’anima si separa dal corpo, vive il giudizio particolare ed attende la risurrezione dei corpi per il giudizio universale.

I riti funebri aiutano parenti e conoscenti ad affrontare ed elaborare i loro sentimenti. Il commiato prevede l’aspersione con l’acqua benedetta a ricordo del Battesimo del defunto, perché Dio lo faccia rinascere a un mondo nuovo, l’incensazione, onore reso al corpo del defunto come tempio dello Spirito Santo e il canto: in questo modo confessiamo attraverso gesti e parole l’articolo di fede “Credo la risurrezione della carne”.

La Chiesa ha sempre indicato la sepoltura del corpo dei defunti come forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre, e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici. Fin dai primi secoli le tombe degli apostoli e dei martiri sono state contrassegnate con i nomi e i simboli della memoria. I cimiteri divennero luoghi di culto, espressione positiva della memoria e del riconoscimento della dignità personale dei defunti. Attraverso la pratica della sepoltura nei cimiteri, la comunità cristiana onora il corpo del defunto, diventato nel Battesimo tempio dello Spirito Santo e destinato alla risurrezione. I gesti di rispetto e di pietà riservati alla salma di Gesù dopo la sua morte e al momento della sepoltura hanno ispirato lungo i secoli il comportamento dei cristiani nei confronti dei defunti. Tutto questo esprime la cura, il rispetto e la memoria per i defunti e soprattutto la fede nella risurrezione dei corpi.

La tendenza oggi diffusa a privatizzare l’esperienza del morire e a occultare i segni della sepoltura e del lutto rischia di ostacolare la professione di fede nella risurrezione della carne. E’ importante custodire la forma tradizionale della celebrazione esequiale che valorizza tre luoghi particolarmente significativi: la casa, luogo della vita e degli affetti familiari del defunto; la chiesa parrocchiale, dove si è stati generati nella fede e nutriti dai sacramenti; il cimitero, luogo del riposo e della memoria nell’attesa della risurrezione. In ognuno di questi tre luoghi la Chiesa si rende presente attraverso i suoi ministri manifestando la vicinanza e la fede nella risurrezione.

A questo punto è doverosa una parola sulla scelta di alcuni cristiani di chiedere per il proprio corpo la cremazione. “Dove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi. La chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra maggiore stima verso i defunti. Qualora per motivazioni legittime venga fatta la scelta della cremazione del cadavere, le ceneri del defunto devono essere conservate in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica. La conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita. Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti.” (Istruzione ad resurgendum cum Christo 15/08/2016).

 

Dunque la cremazione non contrasta direttamente con i dogmi cattolici e, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, la Chiesa non si oppone alla cremazione, tuttavia merita soffermarsi sulla valenza simbolica di questa pratica.

La cremazione è documentata tradizionalmente tra le popolazioni di stirpe indoeuropea e, in antico, a Roma la cremazione si trasformò in un’usanza così radicata da far costruire ed affittare dai parenti dei defunti loculi all’interno di un columbarium. I loculi erano delle nicchie atte a contenere le ceneri dei morti. Presto la vendita di loculi o di interi colombari si trasformò in un lucroso commercio.

Perché la Chiesa, sin dall’epoca apostolica, ha stabilito la sepoltura nonostante a Roma si praticasse la cremazione? La cremazione è un rito estraneo alla disciplina ecclesiastica in quanto non raffigura alcun destino oltre la morte. Per lungo tempo i cimiteri furono a fianco delle chiese per facilitarne la visita; l’onore e il rispetto al corpo del defunto manifesta la certezza della resurrezione dei corpi.

Ovviamente la preoccupazione che la cremazione possa interferire con la resurrezione del corpo e la sua riunione con l’anima è senza fondamento in quanto ogni corpo scomparso ai nostri sensi, in qualsiasi maniera, esiste per Dio. Tuttavia la fiamma divoratrice del corpo sembra simbolizzare anche la distruzione dello Spirito. Incenerito il cadavere simbolicamente è annullato il seme destinato al germoglio della vita futura. E’ dispersa la memoria, il ricordo visibile e palpabile per le generazioni a venire, è tranciato il collegamento con la terra nativa degli avi. I nostri cimiteri, abitati da coloro che attendono la risurrezione, sono una città nella città, una memoria viva di chi ci ha preceduti, delle genealogie familiari. In qualche modo ci dicono anche chi siamo noi, da dove veniamo e a cosa siamo destinati.

La prassi di spargere le ceneri in natura, oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero (ad esempio nelle abitazioni private) è pertanto vietata.  La Chiesa ha molti motivi per vietare ai suoi figli  simili scelte, soprattutto nel caso di spargimento delle ceneri o di sepolture anonime, dove si impedisce la possibilità di esprimere con riferimento a un luogo preciso il dolore personale e comunitario. Inoltre si rende più difficile il ricordo dei morti, estinguendolo anzitempo. Per le generazioni successive la vita di coloro che le hanno precedute scompare senza lasciare tracce.

La sepoltura di un corpo nel grembo della terra è come mettere un seme nella terra con la speranza che ne nasca un fiore, con la certezza che la vita ritornerà. Annunciando così il mistero della risurrezione del corpo e della vita beata con Dio.

d.R.

 

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